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editoriale

23 maggio 2013 - STEFAN KASPAR; UNO SVIZZERO INNAMORATO DEL PERU' CHE HA INVENTATO LA RETE DEI MICROCINEMA

In un nomdo che chiude le sale di cinema per farne dei Bingo o dei supermercati, un uomo solo sfida lo strapotere della fabbrica mediatica USA e crea una rete di cinema alternativi nel cuore delle Ande

continua

29 aprile 2013
CONTINUANO I RESPINGIMENTI E GLI ABUSI DI POTERE SUI RIFUGIATI E SUI MIGRANTI

La guerra "informale" a chi fugge dall'inferno del proprio Paese

Fonte: Fulvio Vassallo Paleologo - CORRIERE IMMIGRAZIONE del 28 aprile 2013

I RESPINGIMENTI CONTINUANO

E anche i trattenimenti illegittimi. La stampa non se ne occupa, ma le violazioni non sono finite. Il commento di Fulvio Vassallo Paleologo. 

Il Documento programmatico formulato dai vertici del ministero dell’Interno per una ulteriore proliferazione dei centri di detenzione e per un generale aggravamento delle condizioni di trattenimento degli immigrati irregolari, è solo una parte della più vasta politica che nega generalmente qualsiasi diritto a coloro che sono sottoposti alle procedure di respingimento e di espulsione, malgrado l’Art. 2 del Testo unico sull’immigrazione (n. 286 del 1998) riconosca a tutti gli immigrati «comunque presenti nel territorio dello stato» i diritti fondamentali della persona umana, riconosciuti dalla Costituzione italiana e da tutte le Carte dei diritti fondamentali adottate a livello internazionale. Diritti che non possono dipendere dalla esecuzione più o meno rapida delle misure di allontanamento forzato.

Non si tratta dunque soltanto della gravissima decisione di riaprire i centri di detenzione di Palazzo San Gervasio (Potenza) e di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), luoghi che in passato sono stati chiusi per le indagini della magistratura seguite a proteste e a dure azioni di repressione. Malgrado i silenzi dei principali media, si verificano ancora una serie di prassi illegittime applicate dalla polizia di frontiera che ignora impunemente le prescrizioni vincolanti in materia di respingimento e trattenimento amministrativo, dettate dal Regolamento Frontiere Schengen, (n. 562 del 2006) che impone formalità e garanzie precise per tutti i casi di respingimento; dalla Direttiva sui rimpatri 2008/115/Ce, secondo cui il trattenimento amministrativo si può verificare solo all’interno dei Cie con precise garanzie procedurali; e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che all’Art. 19 vieta espressamente le espulsioni ed i respingimenti collettivi. Per non parlare della Costituzione italiana continuamente tradita nella violazione degli Articoli 13 e 24 che stabiliscono l’obbligo della convalida giurisdizionale del trattenimento amministrativo ed il diritto ad un ricorso effettivo per tutti, dunque anche per gli immigrati irregolari, come ribadito dall’Art. 13 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo.

Particolarmente critica la situazione nella quale si vengono a trovare coloro che provengono dall’Egitto, anche perché le procedure di identificazione sono assai rapide e non si considera che la maggiore età in Egitto si consegue con il compimento del ventunesimo anno di età, e dunque i divieti di respingimento stabiliti in favore dei minori, come stabilisce la nostra giurisprudenza, andrebbero applicati anche in favore di tutti coloro che sono da considerare come minori nel proprio paese di origine. Ma nelle poche ore nelle quali si svolgono le procedure di prima identificazione non vi è alcuna possibilità di contatto con avvocati ed associazioni indipendenti, in quanto tutti i migranti vengono “isolati” dalle forze di polizia in strutture di prima accoglienza inaccessibili, luoghi diversi come scuole, stadi e palestre reperiti dalle prefetture, di fatto veri e propri centri di detenzione temporanei ed informali. Dopo l’utilizzo dei Centri di prima accoglienza e soccorso (Cpsa) come luoghi chiusi di detenzione, si è passati adesso alla creazione temporanea di centri di primissima accoglienza, reperiti dalle locali prefetture, nei quali le persone vengono interrogate dalla polizia ed identificate, senza potere fare valere i diritti di difesa e senza avere accesso alla procedura di asilo.

Per i tunisini si utilizzano stadi e capannoni ubicati nelle province di Agrigento e Trapani, per gli egiziani da ultimo si sono aperte provvisoriamente diverse strutture chiuse a Siracusa e nei dintorni. Ma notizie su strutture simili giungono anche dalla Puglia.

Secondo l’Agi, il 16 aprile scorso, dopo l’ennesimo sbarco nella Locride, «un barcone carico di disperati con una quarantina fra uomini e donne di nazionalità egiziana, molti i minori, è approdato a Capo Bruzzano, nel reggino. I carabinieri della compagnia di Bianco e del commissariato di polizia hanno intercettato un gruppo di giovani che si aggirava sulla spiaggia. I naufraghi ritrovati sono stati intercettati da polizia e carabinieri che hanno subito avviato indagini e provveduto alla loro identificazione». Gli stessi sarebbero stati «ricoverati al centro C.o.m. (Centro operativo misto) di Bianco». Non si sa nulla della sorte toccata a coloro che sono stati ritenuti adulti, né di quanti abbiano potuto chiedere asilo. In passato la maggior parte degli egiziani giunti in Puglia e Calabria sono stati rimpatriati nel giro di poche ore.

Il 19 aprile scorso, come riferisce il Giornale di Sicilia, a Siracusa «sessantuno migranti, tra cui una bambina di circa quattro anni, stipati su un motopesca fatiscente e con i motori in avaria, sono stati soccorsi dalle motovedette della Guardia costiera di Siracusa a circa 12 miglia a est delle coste siracusane. Il peschereccio, circa 13 metri di lunghezza, in legno, definito in pessime condizioni, è stato trainato nel Porto Grande di Siracusa. A terra è stato approntato il dispositivo di assistenza per fornire il primo aiuto ai migranti (secondo le prime indicazioni potrebbe trattarsi per lo più di egiziani, anche se la bimba ed il padre sarebbero siriani), sottoporli ai controlli sanitari ed alle operazioni di identificazione. Sulla banchina antistante il comando della Guardia costiera è scattato il presidio di forze dell’ordine, protezione civile, volontari ed autorità sanitaria marittima. Al lavoro anche gli investigatori dello speciale nucleo interforze della procura della Repubblica di Siracusa, specializzato in indagini legate agli sbarchi di migranti».

Mentre coloro che sono stati riconosciuti come minori sono stati trasferiti in altre strutture, diverse decine di migranti egiziani ritenuti adulti sono stati immediatamente rimpatriati, applicando con tutta probabilità la disposizione dell’Art. 10 comma 1 del Testo unico sull’immigrazione, che prevede il respingimento immediato ai varchi di frontiera, anche se si trattava di persone che avevano fatto ingresso nel territorio dello stato per ragioni di soccorso, e che anche per questa ragione avrebbero avuto diritto ad un procedimento equo ed imparziale, senza escludere una valutazione medica più approfondita per l’accertamento dell’età e l’accesso alla procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato.

Un successivo articolo del Giornale di Sicilia del 23 aprile 2013 ricostruisce un altro sbarco verificatosi pochi giorni dopo quello appena descritto. Secondo quanto riferisce il giornale, «le indagini, che sono state condotte insieme al Gruppo interforze della Procura ed alla Guardia di finanza, hanno permesso di ricostruire tutte le fasi del viaggio, iniziato dal porto di Alessandria d’Egitto, da cui è salpata l’altra imbarcazione arrivata in città 48 ore prima». Dall’articolo si è appreso che un gruppo di immigrati sarebbe fuggito da quello che viene definito come «un centro di prima accoglienza». «Una parte di questi fuggitivi è stata acciuffata dalla polizia mentre continueranno oggi le ricerche degli altri, ma è solo una questione di tempo. Senza soldi e privi di documenti sarà difficile se non impossibile reggere la latitanza». Il giornalista conclude con una rassicurazione: «gli egiziani saranno comunque rimpatriati e già una buona fetta di loro è nel loro paese: una beffa, dopo aver speso i risparmi di una vita per quella traversata in mare». Quanto avvenuto in questi giorni nella zona di Siracusa si verifica da tempo, anche se la stampa nazionale non se ne occupa più. Dall’articolo del Giornale di Sicilia, nel quale si giunge a parlare di «latitanza» come se i fuggitivi avessero commesso un reato e dovessero scontare una pena, si ha quindi la conferma dell’esistenza a Siracusa di un centro di detenzione informale e della pratica dei respingimenti collettivi immediati.

Si tratta di prassi amministrative applicate da molto tempo. Come denunciato dall’Acnur, dall’Asgi e dalla Caritas di Catania, dopo lo sbarco sulle coste della Sicilia orientale del 26 ottobre 2010, sono stati rimpatriati 68 migranti (con un volo diretto a Il Cairo), 44 minori sono stati inseriti nel circuito delle comunità-alloggio protette, altri 17 migranti sono stati arrestati con l’accusa di essere trafficanti. Gli immigrati dichiaravano di essere palestinesi, ma secondo le forze dell’ordine erano egiziani. «Indipendentemente dalla loro nazionalità – ha dichiarato il direttore della Caritas Catania – non è stato concesso loro il tempo e la possibilità di istruire una pratica per l’iter di asilo politico, come da normativa, lasciando poi valutare la situazione a chi è competente nel giudizio. E questo avviene in uno Stato di diritto». All’aeroporto di Catania era presente un agente consolare egiziano che effettuava i riconoscimenti, mentre in un’altra stanza alcuni avvocati attendevano invano che qualcuno presentasse richiesta di protezione internazionale. Una richiesta evidentemente troppo pericolosa per chi, grazie alle scelte del ministero dell’Interno del nostro democratico paese, era stato già identificato dal proprio ufficio consolare. E nei centri di prima accoglienza temporanei, come a Pozzallo, in provincia di Ragusa, ed informali, come quello di Siracusa, non viene neppure consentito l’accesso dell’Acnur e dell’Oim, convenzionate con il ministero dell’Interno proprio per operare nei luoghi di frontiera nell’ambito del progetto Praesidium, per assistere potenziali richiedenti asilo e soggetti vulnerabili.

Le operazioni di riammissione tra Italia ed Egitto, con voli diretti da Catania e da Roma al Cairo, sono rese possibili dagli accordi di collaborazione firmati a più riprese dai governi italiani, in piena continuità tra Amato e Maroni, accordi che, in cambio di qualche migliaio di posti riservati ai lavoratori egiziani nelle quote ammesse annualmente con i decreti flussi, consentono forme di attribuzione della nazionalità, se non dell’identità personale e dell’età, assai celeri, spesso sommari, grazie anche alla collaborazione di funzionari e interpreti egiziani presenti in Italia. Una volta giunti in aeroporto in Egitto non mancano certo alla polizia egiziana i mezzi, fino alla pratica dei trattamenti inumani o degradanti, per accertare identità e provenienza dei malcapitati espulsi dalla polizia italiana.

Fulvio Vassallo Paleologo