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editoriale

23 maggio 2013 - STEFAN KASPAR; UNO SVIZZERO INNAMORATO DEL PERU' CHE HA INVENTATO LA RETE DEI MICROCINEMA

In un nomdo che chiude le sale di cinema per farne dei Bingo o dei supermercati, un uomo solo sfida lo strapotere della fabbrica mediatica USA e crea una rete di cinema alternativi nel cuore delle Ande

continua

05 gennaio 2012
CAPOZZI CONDANNA I BOT E ASSOLVE I BOTTI (DI CAPODANNO)

LA CRISI ATTUALE E I BOTTI DI FINE ANNO

Se c’è una cosa che lascia sconcertati gli osservatori, soprattutto stranieri, è la seguente domanda (magari è un immigrato nordista dall’infanzia, che all’improvviso, qui in vacanza, trae dall’oblio il fatto di esservi nato, e riparla con se stesso in fluente dialetto..): “Ma comm’? cu tutt’ sti ddie e’ problemi a Napoli si continua a sparare l’ultimo e’ll’anno?!”, come in molte altre città del sud; nonostante e contro ogni divieto sindacale. La prima riflessione che mi viene è la definizione che dava Pier Paolo Pasolini sull’idea stessa di “popolo” napoletano: “le tribù che abitano Napoli”, diceva. Volendo così sottolineare, da una parte, la stratificazione antropologica che lo contraddistingueva nella sua stessa, documentata, conformazione storica; dall’altra la sua perenne mobilità mentale-comportamentale, che ha sempre reso praticamente impossibile, quasi nei secoli, l’irrigidimento in una o più gabbie di tipo conformistico. E’ un popolo “anarchico dentro”: che non accetta, e non ha accettato,  rispetto al potere costituito, temporaneamente dominante, nessuna sudditanza. Figurarsi se rispetto all’attuale, eventuale, divieto dei botti di questa ultima notte del 2011, avrebbe potuto abbozzare. Difatti il Sindaco De Magistris, che è persona intelligente, sulla foga civile di molti suoi colleghi, ha avuto un atteggiamento più sfumato, sapendo benissimo che un divieto, se non lo si può far rispettare, diventa un boomerang-barzelletta. Fermo restando che la pratica dei fuochi, proprio per la sua pericolosità insita, è incivile: e i più numerosi incidenti, alcuni anche mortali, l’hanno attestato; e non c’è pittoresco che tenga. Inoltre, a mio avviso, si sovrappone a questa nota, di “scenario culturale”, un’altra: che il popolo, con questo comportamento così volutamente sfrontato, intende “reagire” alla crisi. Che è dilagante e sta peggiorando di mese in mese. Per l’aumento dei prezzi, i licenziamenti a catena, la sempre più scarsa copertura degli ammortizzatori sociali istituzionali; ma si stanno spezzando anche le maglie di quelle che sono i più efficaci ammortizzatori sociali attualmente esistenti: le famiglie. Sono queste che con la loro rete di assistenza e supporto solidale stanno mantenendo a galla il nostro paese oggi. La forma di reazione è una specie di disobbedienza civile generalizzata. Non siamo a livello di pratiche, mirate politicamente, di ribellione di massa, tipo “indignados”; anzi: se ne nota distintamente l’assenza. Come per esempio la soubrette argentina Belén Rodriguez ha intelligentemente rimarcato (a Cortina….), confrontando la quasi assente reazione del popolo italiano di fronte alla crisi, con quella del popolo del suo paese. Ma la modalità in cui si manifesta tale reazione è qualcosa di più confacente ai tradizionali ritmi esistenziali. E poi c’è da dire che il popolo “profondo”, in accordo questa volta con la speculazione internazionale, ha la sensazione, che tutti questi sacrifici potrebbero non essere sufficienti a tirarci fuori dalla crisi; oppure che la cura  “funziona”, ma…l’ammalato è morto: nel senso che l’economia italiana, stremata da tasse e accise, è incapace di ripresa di consumi e quindi di produzione. E la recessione, ovvero il blocco sempre più generalizzato della produzione/consumo, che coinvolge settori imprenditoriali via via più significativi, questo orco fatto di nebbia e oscurità, ci travolge. Ora sembra che la partita si giochi sui Titoli di Stato, cioè sulla necessità che i titoli dell’enorme Debito Pubblico italiano vengano acquistati dai risparmiatori, dalle  Banche o dalla BCE. Perché se non c’è la stabilità del Bilancio, ogni mossa ulteriore è impossibile: come testimonia la scarsa, se non nulla circolazione del credito bancario alle imprese: e questa carenza di ossigeno finanziario, è di per sé recessivo, perché  blocca non solo lo sviluppo, ma compromette l’esistenza stessa delle imprese: quindi, chiusura, Cassa Integrazione, licenziamenti…Ma se il Governo non dà segnali certi che è intenzionata a imporre un regime diverso, per cui il Debito possa realmente ridursi in seguito, con liberalizzazioni, politiche che attaccano privilegi e stanino l’evasione fiscale, la speculazione renderà sempre più oneroso il pagare gli interessi sul Debito stesso, e così via: in una infernale giostra che si avvita sulla vita e l’esistenza di noi tutti.