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editoriale

23 maggio 2013 - STEFAN KASPAR; UNO SVIZZERO INNAMORATO DEL PERU' CHE HA INVENTATO LA RETE DEI MICROCINEMA

In un nomdo che chiude le sale di cinema per farne dei Bingo o dei supermercati, un uomo solo sfida lo strapotere della fabbrica mediatica USA e crea una rete di cinema alternativi nel cuore delle Ande

continua

19 luglio 2011
NO TAV: CAPOZZI CI VEDE PURE HENRY POTTER...MAH!

LA TAV & “HARRY POTTER”.

Le genti della Val di Susa non vogliono che la linea TAV (Treni ad Alta Velocità), passi “sotto” la loro valle, in un mega tunnel, che dovrebbe mutare radicalmente l’assetto ambientale della zona. Un’opera ingegneristica faraonica che dovrebbe collegare con un passante ferroviario strategico il cosiddetto asse “Est-Ovest” europeo a quello “Nord-Sud”, già in fase di realizzazione. Gli abitanti della Valle sono compatti, sostenuti da molti Sindaci e Consigli Comunali dei paesi della zona, nel richiedere pacificamente, ma con molta energia e determinazione, il blocco, almeno temporaneo, dei lavori: tuttavia la loro “immagine“ comunicazionale nazionale è debole, se non negativa. Poi c’è stata la presenza dei famigerati Black-Bloc che hanno reso tutt’altro che pacifiche le loro esternazioni di protesta nel mese di giugno scorso. E c’è da dire che sono stati i voti di protesta della Valle, intercettati dai grillini del Movimento 5 Stelle, che hanno fatto la differenza e permesso, alle ultime Regionali, al Cota della Lega di mandare a casa la Governatrice Bresso, del Pd, l’una e l’altro molto tiepidi nei confronti della protesta. Le ragioni dei valligiani sono piuttosto corpose: non solo riguardano le legittime preoccupazioni sull’impatto ambientale futuro, ma la stessa scelta di creare ex novo la linea, quando ce n’è un’altra poco usata, che si potrebbe riutilizzare e riprogrammare in funzione TAV, con investimenti meno onerosi. Ma proprio questo fa paura: meno soldi, più trasparenza; e poi i famosi finanziamenti europei sono meno di un quarto (circa 700mln di €) dell’intero ammontare necessario. Inoltre il tentativo maldestro di infiltrare questi misteriosi Black-Bloc, una specie di multinazionale dei Servizi, usata come manovalanza di provocatori per criminalizzare i movimenti (Genova 2001 docet), ha suscitato sospetti , sta facendo evolvere l’opinione pubblica “a favore” dei valligiani piuttosto che “contro” di essi. E’ stato comunque  il labile pretesto per tentare, non riuscendoci, di trasformare la lotta sociale per un Bene Comune (la salvaguardia del territorio), in un banale problema di Ordine Pubblico. Ma è così utopica e insensata la richiesta di quelle genti di essere “ascoltati”, quando si sta toccando un fondamentale Diritto Umano che li riguarda, quello di vedere alterato in maniera irreversibile il loro ambiente? E’ certo che la TAV è la manifestazione dell’esatto contrario di ciò che il pensatore Serge Latouche definisce come “cultura della decrescita”: l’unica via che permetterà di arrestarci di fronte al baratro della “catastrofe”, quando le varie e concomitanti crisi alimentari ed energetiche si avviteranno in un’inestricabile, drammatica situazione di stallo planetario. Così come non c’è dubbio che la TAV la faranno: troppo forti e consistenti sono gli interessi finanziario-imprenditoriali in gioco .Ma è proprio il mito della velocità a  non convincermi: questo volere “forzare” le  nostre capacità, a tutti i costi, oltre ogni tensione compatibile col nostro essere umani. E’ quasi una vana “corsa” contro il tempo, quasi volessimo “ingannare” la Morte. Mi viene da pensare al “maghetto” Harry Potter, eroe eponimo degli 8 film tratti dalla saga fortunata dei libri di Joanne Kathleen Rowling . Abbiamo assistito, dal 2001 al 2011, all’evoluzione naturale di Harry e dei suoi amici, sia come personaggi che come attori. Mentre i loro nemici, Voldemort in particolare, “aspettava”, sempre uguale: ma la pericolosità è percepita in maniera sempre più consapevole, proprio in funzione del tempo che passava: esso portava, insieme alla “crescita”, anche la”difficoltà”, la pericolosità del crescere; ma anche la coscienza che il crescere, far “passare il proprio tempo”, è il “consumare” quasi gli stessi spazi della propria esistenza  in maniera sempre più approfondita. Tal che sono gli stessi spazi (la scuola di Hogwarth) di “prima” dove si consuma  in definitiva lo scontro finale, che “apre” alla definitiva trasformazione in uomo. Embé, il passare il nostro tempo in treno, beninteso in condizioni umane, sia esso flash, veloce o lento, non è lo stesso dentro di noi? Non è lo stesso tempo che vi costruisce il suo vitale “spazio”?