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editoriale

23 maggio 2013 - STEFAN KASPAR; UNO SVIZZERO INNAMORATO DEL PERU' CHE HA INVENTATO LA RETE DEI MICROCINEMA

In un nomdo che chiude le sale di cinema per farne dei Bingo o dei supermercati, un uomo solo sfida lo strapotere della fabbrica mediatica USA e crea una rete di cinema alternativi nel cuore delle Ande

continua

23 gennaio 2011
LA CINA ALLA MANIERA DI CAPOZZI

MATTEO RICCI, NOI E LA CINA

E’ stato celebrato in Cina il 400° anniversario della morte del Gesuita Missionario Matteo Ricci (1532-1610), con una ricca e significativa Mostra itinerante che partendo da Macao, dove  nel 1582 era sbarcato, ha toccato tutte le città più importanti dove il Missionario era stato. Egli, dopo aver tentato di farsi passare per Bonzo buddista, aveva compreso che bisognava, con molta umiltà, farsi “cinese tra i cinesi”. Perciò aveva assunto il nome di Li Madu, vestiva come un Mandarino, si era ben specializzato nella conoscenza della lingua cinese, in cui traduceva testi europei; ma non solo. Aveva cercato di “entrare” nella mentalità e nello spirito della cultura cinese, comprendendo, per esempio, che le cerimonie in onore di Confucio, avevano soprattutto una valenza civile, non religiosa. Pertanto egli vi partecipava. Ciò fu osteggiato dalla Compagnia e dalla Chiesa; e questo divieto, che testimonia l’insensibilità culturale  e il non ascolto per quel mondo, ha avuto conseguenze gravi, non permettendo la presenza della Chiesa nel “Regno di Mezzo”. Esso è stato abolito nel 1939: ma troppo tardi. Ospite dell’Imperatore della dinastia Ming, era ben accetto e rispettato a Corte.  Ma la sua presenza rimase sostanzialmente un fatto isolato. Mi vien da pensare a questo personaggio riflettendo sul Summit del 19-23 Gennaio 2010 tra USA-Repubblica Popolare Cinese, definito “il G2 che governa il mondo”. E’ bene che prendiamo molto sul serio l’esempio di vita di questo intellettuale, se vogliamo cercare di comprendere, con altrettale efficacia e umiltà, la complessità della sfida che ci troviamo davanti. Secondo la rivista usa Forbes, Hu Jintao, il premier del summit col Presidente Obama, è considerato l’uomo più potente della Terra: più dello stesso Obama, per intenderci. Perciò il premier cinese non si presenterà da lui “con il cappello in mano”. Il suo è un “potere collettivo”, come è stato detto dai sinologi universitari americani. E’ parte di un’élite che è espressa del Partito Comunista Cinese: Hu (i cinesi fanno precedere il cognome al nome) è il Presidente del Comitato Permanente dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del P.C.C.; pur essendone anche Segretario, è venuto nella veste più importante. Il P.C.C. sta guidando il travolgente sviluppo con mano ferrea e dittatoriale, ma con grande successo economico. Già questo, dal punto di vista politico-economico, è un “ossimoro”: massima repressione sui Diritti Civili, e massima libertà imprenditoriale; ivi compresa anche un’attenzione alle problematiche ecologiche, ad esempio. La novità di questo modo di procedere è assoluta: il regime paternalista di Singapore si dice che ne sia stato il modello, ma su scala molto più piccola. Per quanto sia un leader transitorio –già è “pronto” il suo successore, il di lui più giovane tecnocrate Ji Xinping-, è perfettamente, orgogliosamente consapevole della potenza del “Paese del Dragone” (la Cina); e degli ulteriori risultati che esso conseguirà a breve. Proprio alla vigilia di questo importante viaggio, il P.I.L. cinese ha superato quello del Giappone: a sua volta alle prese con un ristagno deflazionistico (fenomeno simmetrico e contrario all’inflazione, e più pericoloso, perché porta all’impoverimento effettivo) della sua economia dagli anni 90. Ma è strabiliante che in Cina ciò sia avvenuto in meno di un ventennio; il prossimo obiettivo è quello americano. Tutti affermano che ciò sarà ineluttabile, dato il suo incremento sempre invidiabile del PIL, che per il 2009 è stato del 10%: una cifra colossale. E ciò mentre tutti gli altri paesi occidentali arrancano con fatica. Attenzione: qui si parla di Pil, cioè di macroeconomia; mentre il reddito pro-capite è ancora lontano da quello Usa; e perfino più basso di quello indiano. Il “Paese dell’Uccello d’Oro” (così è indicata l’India), l’altra grande potenza emergente, ha privilegiato un’altra forma di sviluppo: più attenta all’incremento dei consumi interni; mentre il ”Regno di Mezzo” (la Cina) esporta forsennatamente tutto l’esportabile possibile. Però anche l’incremento del Pil dell’India è ragguardevole: 8,50% del 2009; ed è portatore di uno sviluppo, forse più lento, ma probabilmente più armonico e con meno scossoni internazionali. Ma Cina non è più (solo) esortatore di merci pezzotte e/o d’infima qualità, sta rapidamente evolvendo anche verso l’alta tecnologia. Insieme alla  notizia sul Pil, ce n’è un’altra più inquietante: la costruzione, con fondi dell’Esercito -la Difesa cinese ha un bilancio del 12% del Pil-, di un mega Calcolatore di 2,5 Petaflops (il petaf. è il milione di teraflops; che a sua volta è il mln di gigaf.), cioè del numero di informazioni da elaborare contemporaneamente al secondo, chiamato Tianhe 1-A, costruito a Tienjin, città a 150km da Pechino. Questo tipo di aggeggio è fondamentale se si vuole affrontare l’alta tecnologia dell’industria aereo-spaziale, degli armamenti sofisticati: la Cina ha elaborato un suo modello di aereo Stealth, il Caccia invisibile; della ricerca sulle nanotecnologie, nella biochimica fine, nella farmacologia; nell’introspezione mineraria, ecc. Settori di alta competitività e remuneratività, in cui la Cina può svilupparsi da sola. Il più vicino concorrente Usa è al di sotto del 40% in prestazioni: è il Sistema Jaguar di Oak Ridge (Tennessee). Ed è davvero singolare che a collaborare in questo mega calcolatore sia stata, con la Nvidia,  “già” cinese produttrice di microprocessori, anche l’americana Intel. La Cina è comunque la più grande Banca posseditrice di Titoli del Tesoro Usa e ora anche europei. E ciò al fine di tenere stabili i valori di quelle valute, per …meglio poterle invadere coi suoi manufatti a basso costo; tali anche per la quotazione forzosamente bassa dello Yuan, la sua moneta. A differenza di tutte le altre, le autorità monetarie le impediscono di essere presente sul mercato valutario: non ha quella valutazione adeguata al suo mercato e alla sua importanza. E’ un imbroglio da parte dei cinesi: e su questo Obama si “sbatterà” non poco, anche perché è un ulteriore fattore di disoccupazione, aggiuntiva a quella prodotta dalla crisi ancora perdurante. Ma nulla otterrà. E questa polemica sui Diritti Civili calpestati in Cina, dà sostanzialmente il senso di un’impotenza strategica.